Un’antica badia sui Monti Sibillini

I molteplici borghi che formano i comuni di
Acquacanina e di
Bolognola sono
insediati sulle propaggini settentrionali della catena dei
Monti Sibillini.
Questo territorio fa parte dell’ambito montano della
valle del Fiastrone che da
torrente originato dalla Fonte del Fargno presso Pizzo Tre Vescovi diviene fiume poco
dopo la frazione di Villa da Piedi nel comune di Bolognola. La valle si caratterizza per il
paesaggio aspro ed a tratti impervio e gli insediamenti, sorti su terrazze e crinali, hanno i
tratti caratteristici dei borghi montani.
Il toponimo villa di diverse frazioni che costituiscono i comune segnala un origine
antica – dalle villae si sviluppa l’iniziativa della riorganizzazione delle campagne dopo la
disgregazione del paesaggio agrario seguita alle invasioni barbariche - ma anche la
debolezza di un insediamento montano di popolazioni dedite alla pastorizia ed
economicamente troppo deboli per accentrarsi attorno ad un capoluogo in grado di
esprimere l’istituzione comunale.
La dorsale dei Sibillini si estende in senso longitudinale da nord a sud con una
catena ininterrotta di crinali e vette che si ergono dai bordi superiori delle valli e degli
altopiani. La valle del Fiastrone si configura come una valle interna alla dorsale, incisa fra i
massicci calcarei, con tipici versanti a tratti boscosi, a tratti a pratone.

Provenendo dal
lago artificiale di Fiastra subito dopo l’abitato di
Acquacanina la
valle si restringe in corrispondenza della Macchia delle Cerquete fino a coinfigurarsi come
un vero e proprio canyon e riaprirsi subito dopo con le prime villae di Bolognola,
raggruppate fra boschi e prati. Dopo Villa da Capo il Fiastrone si incunea fra i contrafforti
del Monte Rotondo (mt. 2102) e del Castel Menardo (mt. 1917) fino alla Forcella del
Fragno sotto Pizzo Tre Vescovi (2092) a valle del quale il Fiastrone ha le sue sorgenti.
Affluente di sinistra del Fiastrone è il
Rio Sacro che scorre nella valle omonima
dominata dal
Monte Val di Fibbia (mt. 1577) e dal
Monte Rotondo, dai ripidissimi versanti
prativi e le pendici fittissime di boschi. Su una delle sue propaggini, il
Monte Pietralata (mt.
1888), sorgeva un munito castello di proprietà del conte Tibaldo di Farolfo, feudatario di
queste terre, che controllava un antico percorso che, scavalcando gli Appennini, collegava
il versante adriatico a quello tirrenico.
Questo antichissimo sentiero, provenendo da Sarnano, per Fiastra ed Acquacanina,
risaliva la valle del Rio Sacro, prevalentemente sopra la q. di 1000 mt, tra imponenti
foreste di faggio, per giungere, attraverso la valle dell’Ussita, al borgo di Casali e quindi,
dopo l’abitato, a Visso.
E’ lungo questa valle che sorgeva l’
antica abbazia benedettina di S.Salvatore.
Fra il VI ed il XII secolo il movimento benedettino si installò nella valle del Chienti, in
prossimità dei maggiori centri romani di fondovalle, e fondò numerosi cenobi che, insieme
alle pievi, costituirono l’ossatura portante dell’organizzazione religiosa e sociale del primo
medioevo.
Nel territorio della diocesi camerte si contano tutt’ora venti abbazie, alcune delle
quali fondate per ragioni difensive, in zone montane e di difficile accesso.
Originariamente l’antichissimo cenobio benedettino, con forti ascendenze
eremitiche, fu insediato nel monastero di San Salvatore, fondato fra la fine dell’ XI sec e i
primi anni del XII; l’ cenobio era localizzato nell’impervia valle del Rio Sacro, sulle pendici
del monte Val di Fibbia, una delle propaggini settentrionali della dorsale dei Sibillini.
Andrea Antinori ( I Sentieri del Silenzio, Club Alpino Italiano, Folignano 1997) riporta
il documento più antico che così descrive il luogo dove sorgeva il cenobio benedettino:“questo sito era un ascetorio di cui ci sono ancora i resti, si trovava alle radici del monte
detto Vallefibbia, ad oriente del castello di Bolognola, ad occidente del monte Vallefibbia
nell’agro del castello di Fiastra, confinante con l’oppido di Visso. A sud c’era lo stesso
castello di Acquacanina, dove dominavano i monaci” (in Claudio Marinangeli, la badia di
Rio Sacro e la valle del Fiastrone, Camerino 1970 tradotto da Turchi, Storia sacra di
Camerino 1762).
La localizzazione di questo monastero è tuttavia controversa. Per alcuni essa
potrebbe essere prossima ai Cascinali posti lungo le sponde del Rio Sacro, oggi in rovina
e invasi dalla vegetazione, alla base del monte Valle Fibbia; al di sopra dei Cascinali si
notano infatti altri ruderi che, per posizione e materiali usati, potrebbero rappresentare i
resti dell’antico cenobio.
Secondo altre ipotesi riportati dall’Antinori il sito è più probabilmente nei pressi della
confluenza del Fosso di Valle Fibbia con il Rio sacro, circa un Km. più avanti dei Cascinali.
Infine vogliamo segnalare che la Guida dei Monti Sibillini – Carsa 2003 – raffigura
in una foto un fabbricato con una loggia centrale, senza precisarne la localizzazione, con
la dizione:
abbazia di S. Salvatore in Rio Sacro sul Monte Vallefibbia.

Il monastero aveva estese proprietà e pertinenze non solo nella valle del Fiastrone
ma anche a S.Ginesio, Macerata e Recanati come enumera la bolla di papa Celestino III
del 1192 “Quoties a nobis” (ct. Antinori pag.67): “La fondazione del monastero è di sicuro
antecedente di almeno qualche secolo alla bolla pontificia. Gli studiosi ipotizzano una
probabile fondazione romualdina, avvenuta intorno al 1000 quando il santo riformatore
agiva nel territorio camerte.”
I monaci di Rio Sacro dettero un notevole impulso economico a tutta la valle, sia
nello sviluppo dell’agricoltura che nell’artigianato, specialmente tessile, con lo sviluppo di
una pregiata industria del panno di lana o saia.
Per il Turchi l’abbazia era ancora fiorente sul finire del XV secolo, quando i monaci
si trasferiranno nella
chiesa di Santa Maria di Meriggio, dislocata strategicamente all’inizio
della valle del Fiastrone, nei pressi del lago di Fiastra.
L’itinerario che si inoltra fra i monti Sibillini, lungo la valle del Rio Sacro, ci condurrà
alla ricerca dell’antico cenobio.