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Chiesa di San Paolo – S.Maria del Colle – Santa Maria del Poggio – Santa Maria del Caggio – San Marco in Colpolina – Santa Lucia a Collevecchio
L’itinerario si svolge prevalentemente lungo la valle del fiume Chienti; esso si
caratterizza dal un lato per i colli che salgono verso Camerino da cui si godono ampi
panorami e a sud dal paesaggio agrario pianeggiante delimitato dalle prime propaggini
dei Monti Sibillini su cui si ammirano i nuclei abitati arroccati in posizione panoramica.
La pianura all’inizio stretta e dominata dalla Rocca dei Varano si allarga nell’Oasi
faunistica che comprende il lago artificiale di Polverina per nuovamente restringersi dopo
Muccia in uno stretto e ripido canyon, in corrispondenza di Serravalle .
Per raggiungere la Rocca dei Varano occorre percorrerea piedi una breve salita
Salendo verso la Rocca il paesaggio si allarga fino a divenire maestoso; alle spalle
restano le mura della chiesa di san Giuliano.
La Rocca dei Varano.
Domina su un’altura pietrosa la piccola valle del rio san
Luca e la stretta valle del Chienti da dove controllava il traffico commerciale che transitava
nella dall’Adriatico a Roma. Ancor più importante era il dominio che la Rocca permetteva
di esercitare sulle vie di comunicazione con le basse valli del Chienti, da cui la città di
Camerino ed il territorio traevano rifornimenti di grano. I collegamenti con la torre di
Paganico, la Rocca di Sentino e la torre Beregna permetteva il controllo di un ampio
territorio camerte.
Rodolfo di Gentile da Varano e i suoi successori, ne tennero sempre il possesso;
Giovanni II nel 1348 aggiunse il palazzo residenziale e la corte con pozzo all’originaria
torre a pianta quadrata. Finito il Ducato divennero proprietari la camera apostolica e di
recente i comune di Camerino.
Una stretta strada si diparte poco lontano da Sfercia, sulla strada che collega
questa frazione di Camerino al capoluogo. Fin da subito si aprono panorami caratterizzati
dai resti imponenti della Rocca; attraversato il gruppo di case di Varano la strada si
interrompe ed occorre proseguire a piedi.
Si giunge alla Rocca in dieci minuti di discreta salita; il terreno intorno al
monumento è stato sistemato per accogliere i visitatori: sistemazioni a verde, panchine,
aree per picnic; l’edificio è attualmente destinato a Centro dell’artigianato.
Le rovine attuali portano i segni del tempo e, non ultimo, del declassamento a casa
colonica durato fino agli inizi del XX secolo.
Il taglio del ponte levatoio, l’unico praticato nella roccia, è ancora visibile. La porta di
ingresso in calcare bianco, a sesto acuto, era posta in senso obliquo rispetto all’accesso
del ponte, per chiare ragioni difensive.
La torre quadrata, oggi caduta, si sviluppava per vari piani ai quali si accedeva
tramite una scala ricavata nel muro. Dopo una piccola corte si perviene all’abitazione del
signore con ambienti a volta e cassettoni, oggi utilizzati dal comune di Camerino come
spazi espositivi.
Dalla Rocca il paesaggio è imponente e spazia dalla valle del Chienti, al monte
Fungo che gli sta dirimpetto, fin alle cime innevate dei Sibillini; verso Tolentino la valle si
restringe bruscamente nelle gole che consigliarono ai Da Varano il sito e la costruzione
della Rocca.
Il valore architettonico e paesaggistico della Rocca è esaltato dall’interessante
vegetazione che si insedia sulle pareti rupestri e sui versanti meno ripidi. Nel primo caso si
rilevano parecchie specie di tipo mediterraneo quali il terebinto, il leccio, la rosa di San
Giovanni. Nei versanti meno scoscesi si addensano specie più proprie dei boschi di
caducifogli come il carpino nero, la roverella, l’ormello, lo scatano e il ginepro comune.
Ai bordi della stradina che conduce alla Rocca si possono osservare diverse specie
di orchidee fiorite.
Si riprende la s.s. 77 della val di Chienti e prima dell’abitato di Polverina si piega a
sinistra per percorrere la strada che costeggia il lago.
La diga che argina il fiume Chienti forma il lago di Polverina o Beldiletto. Lo
sbarramento artificiale è stato realizzato dall’ENEL negli anni ’60 a scopo idroelettico Il
lago artificiale è meta di turisti e pescatori per l’interessante sistema ambientale; esso ha
una superficie di 66,60 ettari e fa parte dell’Oasi faunistica di Polverina che, oltre al lago
omonimo, comprende anche un lungo tratto del fiume sia a valle che a monte dello stesso
lago, oltre ad un versante collinare attraverso il quale l’Oasi si congiunge al Parco
Nazionale dei Monti Sibillini.
Si segue il sentiero che costeggia il lago, nel comune di Pievebovigliana. Piegando
a sinistra una ripida stradina permette di giungere alla Chiesa di San Giovanni.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, situata in località Isola di
Pievebovigliana, fa parte di un ampio complesso di caseggiati, oggi ristrutturati, un tempo
destinati alla canonica ed al monastero. La torre campanaria ha alla base due semplici
monofore ricordo del primitivo impianto medioevale.
La chiesa è caratterizzata da un portico esterno del primo ‘400 a colonnine
ottagonali in cotto, prive di capitello, con sovrastante fregio continuo costituito da semplici
mensoline in cotto delimitanti mattonelle angolari ove è impresso il simbolo di San
Bernardino; tra gli archi sono inserite dei piatti in cotto arricchiti da rosette a sbalzo di varia
fattura.
L’interno è stato notevolmente trasformato tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX sec.,
probabilmente dopo il terremoto di fine ‘700, tramite la sostituzione delle capriate
originarie con una volta a botte in camorcanna, delimitata da tre arconi mediani in
muratura di mattoni. Nel pilone destro dell’arco trionfale è affiorato un frammento di
Crocifissione trecentesca.
Si prosegue lungo il lago e, prima di giungere alla località di Ponte la Trave, una breve deviazione a destra conduce al castello di Beldiletto inserito entro il perimetro dell’Oasi faunistica.
Castello di Beldiletto
Lungo la strada romana che costeggia il Chienti, dirimpetto al Convento
Francescano di Pontelatrave, si ergono i resti del complesso di Beldiletto, costruito come
castello da Giovanni Varano detto Spaccaferro tra il 1371 e il 1381, quindi trasformato in
villa da Giulio Cesare Varano, nel secondo ‘400.
Il paesaggio è del tutto singolare per questi luoghi collinari e montani: il grande
edificio a due piani, caratterizzato da un deciso andamento orizzontale cui si adeguano le
tozze torri angolari, si delinea sullo sfondo di una vasta pianura, quasi a confondersi con
essa.
Il grandioso edificio faceva parte del “sistema castellare del Chienti”, complesso
difensivo di rocche e castelli realizzati a protezione della città di Camerino.
L’edificio, oggi di proprietà del cav. Franco Sensi e difficilmente visitabile, è così
descritto da Maria Loreti Biagioli (cit. Bittarelli) che lo vide in condizioni appena migliori
delle attuali: “ Beldiletto doveva essere bellissimo a giudicare da ciò che è rimasto”. A
pianta quadrangolare, con quattro torri angolari a base quadrata presenta l’ingresso
principale nel lato di ponente; “ un’apertura che attraversa tutta la parete per la lunghezza
di dieci metri, con sui fianchi le scanalature in cui scorreva la saracinesca…” il fossato che
cingeva il castello ed era alimentato dal fiume Chienti, è ormai colmo dei detriti trascinati
dalle inondazioni del fiume stesso.
La corte interna rettangolare era porticata su tutti i quattro lati; oggi sopravvivono
solo i portici, assai degradati dei lati ovest e sud, ad archi ogivali di calcare bianco e rosa,
decorati con dentelli a punta di diamante e retti da colonnine ottagonali con capitelli ad
angoli smussati e rosoncini che ornano alternativamente la sommità degli archi. Il primo
piano, sovrastante gli archi gotici, presenta una loggia con una trabeazione retta da
pilastrini di gusto rinascimentale.
Il castello, nella seconda metà del XV secolo fu trasformato in villa da Giulio
Cesare da varano che vi riceveva, con la sua corte; fra i suoi ospiti papa Giulio II che vi
soggiornò con un seguito composto da sette cardinali e una guardia personale composta
da cinquanta e più giannizzeri.
Nel 2002 Fiorella Paino e Marta Paraventi ebbero l’occasione di compiere un
sopralluogo tecnico di cui riferiscono alle pgg. 87-92 dell’Atlante dei beni culturali di epoca
varanesca. La descrizione degli interni, delle grandi sale con le pitture a scialbo ridotte a
fienili e dei nobili ambienti dove ancora si riconoscono tracce pittoriche di soggetto
agreste e pastorale, ci parlano dell’abbandono in cui versava questo grande monumento
rinascimentale.
Al piano primo di grande rilevanza ed ancora riconoscibile è il celebre Corteo dei
cavalieri attribuito dal Boccanera, su notizia del Feliciangeli, al Maestro Antonio di
Giovanni da santa Anatolia. Il corteo si sviluppa su due piani. Nella fascia superiore il
Feliciangeli contò sessanta cavalieri, quarantaquattro sui lati lunghi e sedici su quelli corti
di un grande salone di rappresentanza: i cavalieri, tutti in armatura, ”procedono di profilo
montando cavalli dal vario mantello riccamente bardati, inseriti in una cornice agreste
suggerita da alberi, uccelli in volo e dalla presenza di pere gialle e rosse.”
Anche la fascia sottostante presenta raffigurazioni di cavalieri coronati e posti di
profilo; tra l’uno e l’altro sono inseriti degli scudi di varia foggia.
Fortunatamente nel 1502 papa Alessandro VI Borgia fece redigere un Inventario dove i castello vi figura come Roccha del Bel Delecto; qui tutti gli apparati pittorici e
scultorei, andati in gran parte distrutti o nascosti sotto gli intonaci, sono puntualmente
descritti. I restauri, la cui redazione è cominciata nel 2002, potranno dunque avvalersi di
questo prezioso documento.
Dal castello si intravvede sullo sfondo della pianura il complesso conventuale di san Francesco con l’alto campanile. E’ qui che il nostro itinerario incrocia l’itinerario n.9.
Tuttavia in questo contesto la chiesa ed il convento si ricollegano paesaggisticamente agli
altri due complessi appoggiati sulla pianura: il castello di Beldiletto e la villa settecentesca
della Maddalena, posta di fronte alla cittadina di Muccia.
Si attraversa il ponte sul Chienti in località Ponte la Trave, di fronte la Ponte romano
e riprendendo la statale si giunge alle primi stabilimenti industriali che caratterizzano
Muccia. Qui sulla destra, al Bivio per la Maddalena sorge la cappella di S.Maria di Varano.
S. Maria di Varano chiesetta cinquecentesca (primi decenni del sec.XVI),
incompiuta, a pianta ottagonale, con affreschi di Giovanni Andrea de Magistris (1550),
alcuni staccati e asportati. La scelta del pittore fa pensare ad una committenza varanesca
antecedente al 1539, anno di fine della signoria.
L’edificio ospita una piccola raccolta di reperti archeologici della zona.
Nel capoluogo si può visitare la Parrocchiale di San Biagio, costruita sul posto di
un antica chiesa abbaziale. Conserva la statua in legno di noce di S. Sebastiano, opera
umbro-marchigiana del XV sec, proveniente dalla chiesa rurale dedicata al santo.
Poco interessante la tela con ascensione di S. Biagio e San Venanzio, opera di
Galimberti e Barberis eseguita nel 1940-44.
Da Muccia si sale fino alla località Coda di Muccia, ove era l’eremo di San
Giacomo. Qui il beato Rizzerio da Muccia vi si ritirò intorno al 1232 dove visse fino alla
morte.
Nel 1970 fu in questo luogo costruito il Santuario del Beato Rizzerio, una chiesetta
con annessa struttura ricettiva per convegni. Il Santuario conserva le spoglie del
discepolo di san Francesco.
La strada prosegue con bellissimi panorami fino alla Madonna Col de Venti, a
quota 657. La località può essere raggiunta anche a piedi (strada asfaltata 2,7km e
sterrata 1,3 km).
La chiesa venne costruita sul luogo in cui, secondo la leggenda, furono costretti a
fermarsi due pellegrini tedeschi che volevano condurre a Roma la tavola della Vergine col
Bambino, opera del XIV secolo. La tavola, da poco restaurata, è attribuita dal Bittarelli a
Venanzo da Camerino.
L’edificio, risalente al 1500, è stato rinnovato completamente alla fine del XIX
secolo.
Da questo poggio si gode uno splendido panorama sulla val di Chienti, più oltre i
colli propaggine delle catene dei Monti Sibillini.
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Angelo Antonio Bittarelli. Pievebovigliana ed il suo Museo. L’Aquila 1972
Angelo Antonio Bittarelli. Camerino. Pieve Torina 1992
I Da Varano e le arti a Camerino. Recanati 2003
